Rileggiamo la storia del territorio alpino e del suo utilizzo

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Riprendiamo il discorso sulla pianificazione del territorio

Ripubblichiamo un testo che era stato pensato per riaprire la discussione su che cosa avrebbe dovuto essere un Piano cantonale sul territorio non edificabile ( cioè fuori dal perimetro dei piani regolatori dei comuni ), partendo proprio dalla constatazione di  che cosa è stato  fatto , spacciato ( con il PUC ) come pianificazione da parte del Dipartimento del Territorio. Lo facciamo qui per tornare a ragionare sulle prospettive future di questo tema, e per ribadire come , quanto è stato deciso, ha solo peggiorato le condizioni esistenti in precedenza, senza aver risolto alcuno dei problemi che erano emersi negli ultimi 30 anni.

abitante di Pontirone che pensa che sta succedendo a questo Paese ?

 

Ma quanto interessa alla “Politica” la pianificazione di un  territorio non edificabile ?

Il PUC  (Piano di utilizzazione cantonale ) non ha attirato l’attenzione dei partiti  ( durante l’ultima campagna elettrorale per le elezioni cantonali e poi quelle federali ), e ci si è limitati ad auspicare che Berna decida di  sbloccare i permessi per tornare a poter riattare “rustici” ,tutto  il resto interessando  veramente poco o nulla. Purtroppo “il resto” , cioè quanto è stato fatto per “pianificare”  quasi il 90% del territorio ticinese con il PUC, ha prodotto nel silenzio generale  un vero capolavoro di assurdità logiche , dove la riflessione sui problemi reali è stata latitante, sostituita dagli slogan ideologici privi di contenuti  che inneggiano alla protezione ambientale, alla valorizzazione dei resti  della civiltà contadina  ed all’ uso “sostenibile”  del territorio .Proviamo a riassumere i fatti per capire che cosa è realmente accaduto.

Più dell’80% del territorio ticinese è rappresentato da aree considerate “non edificabili”, situate in zone alpine o prealpine, che vanno dai 200 ai 3000 metri di altitudine. Si trattava di sviluppare una riflessione sul che cosa vogliamo fare nel futuro di questo territorio, che tipo di iniziative sviluppare per valorizzarlo e per dare un contributo all’economia cantonale, in particolare in rapporto alla politica del turismo. Si trattava per questo di prendere in mano i principi pianificatori federali presenti in una legge vecchia di 30 anni (LPT ),e proporre di rimetterli in discussione nella misura in cui hanno dimostrato di essere inadatti per rispondere alle necessità odierne di un’economia regionale come quella ticinese. Si trattava di proporre una nuova visione e nuovi principi per un uso del territorio alpino che riguarda  da vicino tutti i cantoni alpini della Svizzera, cioè il 60% dell’intero territorio elvetico. In questo ambito, era un’ occasione storica concreta per affrontare ( su un tema specifico ) anche una revisione dei  principi del federalismo svizzero, dove le limitazioni alle autonomie dei Cantoni nell’uso del territorio e non solo si presentano sempre più come dei nodi cruciali che ostacolano o rendono impossibili  delle politiche regionali adattate alle specificità dei territori da governare.

Ebbene, niente di tutto questo  è accaduto. Abbiamo assistito invece ad una rappresentazione  in cui, dopo l’approvazione del PUC da parte del Parlamento ( con una totale assenza di discussione ), si è dato spazio alle litanie delle lamentele verso Berna ed alla retorica della protezione dei valori della civiltà contadina, con discorsi privi di contenuti concreti ma ricchi di voli  pindarici, in cui si è lasciato credere ai Ticinesi che in ballo ci fosse solo la sorte dei “rustici” delle “nostre” montagne. I media si sono distinti per un silenzio attivo, mancando qualsiasi attenzione ad una analisi approfondita  dei  temi che venivano messi in questione, e dando spazio unicamente alle proteste di singoli che, tardivamente, si rendevano conto di quale “pasticcio pianificatorio” si stava realizzando a loro spese. Ed è così potuto succedere anche che alcuni parlamentari , dopo aver taciuto in Gran Consiglio ed approvato il PUC, si sono messi alla testa della rivolta dei proprietari di rustici contro il Piano cantonale, raccogliendo  firme per  far sottoscrivere un ricorso al TRAM ( Tribunale amministrativo ) , in modo da poter  continuare a beneficiare dell’appoggio elettorale  durante la prossime elezioni cantonali ( clamoroso in tal senso il caso della Val Bavona ). Una perfetta presa per i fondelli del cittadino, ma anche un segno inquietante per le  “distrazioni” della Politica.

Il risultato è stato una concreta  quanto efficace  disinformazione ai cittadini ( la stragrande maggioranza dei quali proprio non ha potuto capire che cosa è stato fatto con la proposta di Piano cantonale), disinformazione che ha però veicolato il messaggio  secondo il quale, ancora una volta, tutta la colpa va addossata ai funzionari bernesi, lasciando credere che le autorità cantonali abbiano fatto tutto il possibile per difendere gli interessi ticinesi.  Non ci fosse stato il caso eclatante dell’ordine di demolizione di una cascina in Val Pontirone, la nostra Televisione non si sarebbe accorta che avevamo di fronte un macroscopico  problema “del territorio” cui era necessario dedicare attenzione. Ma, per assurdo,  proprio l’aver dato spazio al caso della val Pontirone,  ha contribuito a spostare tutta l’attenzione pubblica su questo caso, oscurando in concreto i contenuti di quanto si stava preparando con il PUC. Con la conseguenza che molti cittadini ticinesi ancora oggi  sono indotti a pensare  che sia stata la denuncia di quel caso a provocare il blocco dei permessi a Berna, mentre invece sappiamo che era stata la presa di posizione  del Consiglio federale  del 2007  ( risposta all’interpellanza Abate ) che ha denunciato , per l’ultimo ventennio,  il mancato rispetto da parte del governo ticinese della Legge federale sulla pianificazione del territorio,  a far decidere, all’inizio del 2009, di bloccare i permessi rilasciati dal Cantone. ( consultare  http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20073447  )

Guardiamo per un attimo a come è stata realizzata la “pianificazione”  del territorio con il PUC . Il Dipartimento del Territorio, dopo il rifiuto dell’Ufficio federale dell’ARE di accettare la precedente proposta del 2006, per “andare incontro” alle richieste federali di un’ ulteriore riduzione delle aree da considerare degne di “protezione” ( entro le quali fosse ancora   possibile riattare dei rustici ), ha deciso di presentare un Piano  più “ridotto” di queste aree. E per farlo più in fretta ( e prima delle elezioni cantonali )  ha deciso di prendere una scorciatoia: invece di verificare sul posto, regione per regione,  quali aree avrebbero potuto essere escluse, ha pensato che bastasse far  tracciare delle linee sulla carta topografica che delimitassero aree più piccole, in totale assenza di qualsiasi criterio che giustificasse tale scelta, ed ignorando ( scientemente o meno )  se  nelle aree che venivano escluse fossero state  in passato  messe in cantiere iniziative importanti  con investimenti  notevoli  proprio per valorizzare quanto rimane della civiltà contadina ( nelle costruzioni e nei sentieri ). Si veda quale esempio più significativo  quanto è successo nella valle  Bavona .

Di fronte a questo si potrebbe essere indotti a credere ad una clamorosa incompetenza dei funzionari del DT. Ma sarebbe una banalità che poco spiega. Credo invece si tratti  di riflettere sulle ragioni strutturali ( nel sistema politico cantonale e federale ) che hanno portato i funzionari del DT   a  scegliere questa strada ed a ragionare  come se si potesse parlare di pianificazione di un territorio senza prima definire dei criteri che individuino degli obiettivi da realizzare .. Dobbiamo cioè chiederci perché l’elementare domanda  “ a che cosa deve servire una pianificazione del territorio alpino” non è stata posta, preferendo limitarsi a rispondere alle richieste pressanti dei funzionari federali sulla riduzione delle aree da “proteggere”, e rinunciando di conseguenza a sviluppare un progetto autonomo, in funzione degli interessi globali del  “nostro”  territorio.

il  “pianificatore”  se la gode e sogna Lugano bella…

Borradori 2

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Il pasticcio giuridico sulle “abitazioni secondarie” e la favola del servo PUC raccontati al popolo.

 Fasti e nefasti di una ideologia poco verde ma molto miope

La consigliera federale Leuthard aveva fatto la battuta più “spiritosa” dopo che la votazione sulle abitazioni secondarie era passata inaspettamente ( imponendo l’obbligo per ogni comune di non superare la % del 20 % di abitazioni secondarie ) : 

” Ora bisognerà definire che cosa intendiamo per abitazioni secondarie”

Proprio brava la nostra Consigliera , e così il CF in corpore ! Forse che prima di mettere in votazione un testo di legge non ci deve preoccupare di verificare se quanto si chiede di votare sia chiaro e comprensibile  ed applicabile alla realtà ? Ebbene no, sembra proprio che oggi questa sia una regola ritenuta superflua. A riprova dello stato in cui versa …lo stato di diritto.

Ed ecco che, dopo i risultati a sorpresa, la signora Leuthard istituisce  il 15 marzo 2012 un “gruppo di lavoro” per rispondere alla domanda che non ci è posti prima.

( v. http://www.are.admin.ch/dokumentation/00121/00224/index.html?lang=it&msg-id=43775 )

Da allora  che cosa è successo?

Ebbene, la risposta non c’è ancora, e  il pasticcio generato da quella “disattenzione” dei consiglieri federali sta generando  i suoi frutti . Che cosa sia infatti una abitazione “secondaria” e come e quando e secondo quali limiti si possano accettare delle domande di costruzione a tale scopo è diventato il rompicapo più ameno per  gli uffici tecnici dei comuni chiamati a valutare in prima istanza le domande di costruzione.

Provate infatti a rispondere a queste domande:

a) Se nel Comune esiste già una % superiore al 20% di abitazioni secondarie, allora la domanda va respinta ?

  Se  , allora in quanti comuni  ( e quali ) del Cantone Ticino si potranno ancora costruire abitazioni di vacanza ?

( vedere su  http://www.google.ch/search?client=safari&rls=en&q=abitazioni+secondarie+svizzera&ie=UTF-8&oe=UTF-8&redir_esc=&ei=ROfpT4HCHPDc4QTdlsmlDg   la mappa svizzera dei comuni con + del 20% di abitazioni definite secondarie, secondo i dati 1.1.2011 )

  Se  NO ,  in quali casi si può accettare la domanda ?

 1) Quando il privato che costruisce dice che la costruzione sarà affittata a terzi in modo permanente ?

 2) Quando la società che costruisce afferma di voler vendere a terzi oppure di voler affittare a terzi ad  ?uso di abitazione primaria ?

 3) Quando il soggetto che vuole costruire non possiede personalmente alcuna proprietà immobiliare e quindi la costruzione dovrebbe essere interpretata come primaria ?

Ma per tutte queste ( ed altre ) domande il punto chiave era e resta questo : da che cosa dipende il fatto che la costruzione sia considerata  “secondaria” ? Infatti vi sono almeno due alternative e due criteri diversi possibili:

Una abitazione “secondaria” può essere considerata  tale se il proprietario ( privato o ente ) già possiede una casa primaria ?

Oppure è da considerare “secondaria” soltanto quando chi la abiterà lo farà in modo saltuario ?

Nel primo caso , la società che la costruisce avrà sempre la possibilità di dire che non possiede una “casa primaria” , il privato invece no, se già possiede una casa.

Nel secondo caso, il fatto che la costruzione sia per certo destinata ad abitazione “secondaria” , cioè ad essere occupata in modo saltuario,  non è possibile stabilirlo con certezza al momento della costruzione.Ma una casa che fosse occupata in modo saltuario da persone diverse, ma risulti poi occupata durante tutto l’anno da persone che si alternano, sarebbe ancora considerabile secondaria ?

Ed ecco che queste domande  ( poste qui solo per dimostrare quanta ambiguità è contenuta nella definizione giuridica di “abitazione secondaria” ), ci portano a ragionare sulla situazione del Cantone Ticino, dove fra due giorni ci si appresta a decidere in Gran Consiglio se accettare il Piano Cantonale di Utilizzo ( PUC ) così come è stato imposto da Berna, e dove quindi si sta approntando un ennesimo pasticcio giuridico, le cui conseguenze andranno ad incrociarsi con quelle generate dalla votazione sulle abitazioni secondarie, moltiplicando in modo esponenziale i danni economici a questo Cantone, dove la prima attività economica di interesse pubblico ( il turismo ) subirà una mazzata tremenda quando gli effetti delle due leggi si faranno sentire congiuntamente. 

La domanda che ci poniamo è : ma è possibile che in questo Paese vi sia oggi, fra la classe politica,  chi è disponibile a tagliarsi le palle e poi a gridare “che bello!” in nome di una real politik  fasulla da quattro soldi ?  E che ,dopo tanti sproloqui sul sostegno al turismo, non ci si renda conto di quale incalcolabile potenziale sia ricco il nostro  territorio, proprio per la promozione di un turismo nuovo ed  intelligente con una mobilità lenta ?  E che quindi la questione dei “rustici” ( e dei sentieri ) non può essere  interpretata come un problema esclusivo del privato, ma invece come una delle opportunità per lo sviluppo di un interesse pubblico nuovo proprio valorizzando il territorio che abbiamo ?

Il succo di quanto si vuole  accettare (con il miserevole obiettivo di  sbloccare i permessi di riattazione ? ) è infatti questo :

1) Il territorio ticinese alpino, disseminato di costruzioni  e reti di comunicazione valorizzabili , dal piano fino ad oltre i 2000 metri sm, sarà più che dimezzato nel suo potenziale di “rustici”  e sentieri  da riattare  ancora per un interesse pubblico, proprio nella misura in cui si è accettato di subire il diktat di una burocrazia federale, indifferente ed incapace di tener conto seriamente degli interessi cantonali, ma sostenuta dalla miopia di un CF che si trincera dietro la richiesta di rispettare la LPT , legge federale sulla pianificazione, che nulla pianifica nel caso in questione, ma solo va a creare dei vincoli assurdi che porteranno solo danni economici all’intera popolazione ticinese, e nelle regioni periferiche in particolare.

2) Dopo anni e anni di comportamenti illegali e di applicazione arbitraria delle regole nelle riattazione di “rustici”, favorendo o penalizzando  ora questo ora quello, i responsabili della conduzione del Dipartimento del Territorio, di fronte ad una situazione da loro stessi generata , ora si rifiutano di entrare nel merito di una sensata richiesta di riflessione sulla necessità di una “moratoria”, proponendo al Legislativo di accettare delle regole di applicazione che sanno benissimo essere inaccettabili ed inapplicabili, ma che per l’ennesima volta ci si appresta ad accettare con il retropensiero che poi, tanto, si continuerà a fare come prima. Questa è la miseranda proposta  pratica che ci si appresta a far diventare Legge.

3) I diritti dei singoli cittadini ed Enti  che hanno inoltrato ricorso sulla precedente versione del PUC saranno impunemente calpestati, facendo in  modo che la forma e la sostanza di quanto si andrà a far diventare legge non possa più essere sottoposta ad un ulteriore ricorso.  Ma soprattutto facendo in modo di poter continuare a gestire le situazioni senza che l’esercizio dei diritti popolari possa minimamente scalfire la prassi tradizionale dei favoritismi e dei clientelismi dei soliti noti.

Di fronte a tutto questo le domande sul che fare sono molte. Una però ci sembra quella più realistica e da cui partire per una risposta ad altro livello.

Chi sono coloro che, in ogni senso, subiranno al massimo le conseguenze negative di queste scelte  ? Saranno i Comuni ( e gli abitanti ) delle regioni periferiche ( tutti ) nella misura in cui gli effetti della Legge federale sulle abitazioni secondarie e quelli del nuovo PUC si sommeranno nel produrre una diminuzione delle offerte economiche in loco, con una progressiva riduzione degli investimenti per nuove costruzioni e riattazioni, che sarebbero invece necessari e funzionali  ad un rilancio del turismo locale, proprio nelle aree alpine oggi più svantaggiate.

Ed ecco allora che la nostra proposta è quella di partire proprio da una  “Iniziativa dei Comuni” periferici per costruire una opposizione fondata che vada a contrapporsi a quella del governo centrale, individuando alcuni obiettivi prioritari.

Il primo passo potrebbe essere un referendum contro quanto sarà deciso dal GC a proposito del PUC. Raccogliamo quindi l’invito del deputato Giorgio Pellanda e diamoci gli strumenti per metterla in pratica.

Bruno Strozzi

Blog www.Cascinestalle.wordpress.com

 

 

Il Messaggio al GC sulla modifica del PUC – Un pasticcio giuridico per salvare la faccia di chi ?

Riportiamo il testo integrale del Messaggio 6495 al Gran Consiglio ( 6495m[1] Messaggio per credito valorizz paesaggio e modifica alcuni articoli PUC ) con il quale si intende:

a) far accettare che più della metà del territorio alpino del Cantone sia sacrificato sull’altare di una fasulla “pianificazione” imposta dall’Ufficio federale dell’ARE (del  Dipartimento federale dell’ambiente ,diretto dalla signora Leuthard ), sottoscrivendo  la proibizione di riattare costruzioni sugli alpi attorno e sopra i 2000 metri di altitudine.

b) far accettare l’obbligo delle demolizioni delle costruzioni riattate che in passato ( dopo l’introduzione della LPT – Legge sulla Pianiificazione del Territorio , 1980 ) non avessero rispettato i termini della Legge su determinati articoli.

c) introdurre ulteriori misure restrittive che renderanno ancora più complicato il diritto di riattare cascine e stalle sulle montagne ticinesi

QUESTA “SOLUZIONE” VIENE PRESENTATA CON LA PRETESA DI RISOLVERE FINALMENTE IL PROBLEMA “RUSTICI”.

Ora bisogna finalmente dire che questa presunta soluzione è il frutto di un doppio ricatto,  giuridico e politico:

1 ) il ricatto dell’Ufficio dell’ARE che, incapace di affrontare il problema istituzionale che il Consiglio federale aveva posto nel 2007 quando aveva denunciato in un atto parlamentare ( interpellanza-abate-e-risposta-cf-21-06-2007 ) il fatto che le autorità cantonali  ( Dipartimento del Territorio ) avevano per anni NON applicato CONSAPEVOLMENTE la Legge federale sulla pianificazione ) , e aveva preferito introdurre la scorciatoia del diritto di veto sui permessi di riattazione in Ticino, per obbligare il Cantone ad accettare le condizioni decise dai funzionari federali.

2) il ricatto del DT che, autorizzato dal ricatto federale di cui sopra, per potersi considerare “assolto”  dalle colpe imputategli dal   Consiglio federale  nel 2007 accetta di  ribaltare sui cittadini ticinesi le conseguenze nefaste di quell’accordo sottoscritto con Berna, occultando le proprie responsabilità in nome di una applicazione più “rigorosa” del diritto formale  che penalizza i diritti sostanziali dei cittadini. 

Questo incredibile pasticcio giuridico viene offerto ai Ticinesi ignari come se fosse un successo della diplomazia dipartimentale! Si tratta in verità di una  vera e propria manipolazione del stato di diritto, che ne nega e calpesta  la legittimità  nel momento stesso che pretende di applicarlo in modo più rigoroso.

Ora il Legislativo cantonale ha tre scelte possibili:

  • prendere atto di quanto  sopra e rimandare al mittente l’intero Messaggio, con l’invito a rivedere l’accordo sottoscritto con Berna. Questo dovrebbe essere l’atteggiamento della Commissione chiamata a pronunciarsi ( Commissione Pianificazione del Territorio ).
  • Chiedere al DT  di presentare ufficialmente  il testo dell’accordo sottoscritto con Berna da Marco Borradori e Moreno Celio,  illustrandone le ragioni che hanno portato alla sua accettazione,  come condizione necessaria per poter in seguito  entrare in materia sul Messaggio. Questa richiesta  può essere sottoposta al Presidente del GC tramite la sua Segreteria.
  • Accettare di entrare in materia sul Messaggio ( se questo deciderà la Commissione ) e chiedere : a) che la definizione delle “aree protette” che era stata accettata con la precedente approvazione del PUC in GC venga rimessa in discussione ed inclusa  nel Messaggio da discutere, anche in considerazione delle ulteriori richieste di modifiche avanzate dall’ARE  b) lo stralcio dell’ art. 13.5 ( obbligo delle demolizioni ), per sostituirlo con un articolo che propone l’introduzione di una moratoria che permetta di definire le condizioni necessarie per applicare una sanatoria sui casi passati. c) Che il concetto di “meritevole di protezione”riferito alle costruzioni da riattare sia ancorato a dei criteri oggettivi, definiti ed esplicitati sulla base  1) della pratica architettonica riconosciuta da esperti  del settore da un lato 2)  dell’esistenza di un  complesso di interessi ambientali ritenuti preponderanti . Questi criteri non devono quindi più essere lasciati alla soggettiva interpretazione di chi attribuisce i permessi.
In attesa di poter ristabilire le condizioni per una applicazione del diritto, il GC inviti il CdS in via eccezionale ad attribuire al DT la facoltà di ignorare il veto dell’ARE , rilasciando i permessi tuttora in sospeso, sollecitando nel contempo la conclusione dell’iter dei ricorsi presentati al TRAM da enti pubblici come da privati, allo scopo di avere poi  a disposizione un riassunto complessivo delle ragioni dei ricorsi, prima di decidere definitivamente sul PUC.
 
 

Una giornata di studio sul tema del territorio alpino “non edificabile”.

 

Nell’ambito della campagna informativa organizzata da “Montagna viva”  ( la lista per le elezioni cantonali ticinesi promossa dall’arch. Germano Mattei – vedi www.montagnaviva.ch  ), viene organizzata a Olivone una giornata di studio e discussione con il pubblico.

Qui trovate il volantino originale da scaricare e diffondere .

Olivone 3 aprile

 

La Montagna …si fa viva! Una iniziativa per discutere.

L’arch. Germano Mattei ha presentato una lista per le prossime elezioni cantonali  ( “Montagna viva” ) per avere la possibilità di porre e dibattere di fronte a tutto il Ticino un problema che sempre più si fa evidente e che sta a cuore a tutti noi: le regioni periferiche del Cantone Ticino ( regioni “di montagna” ) sono sempre più emarginate e vedono crescere il divario socio-economico rispetto alle aree urbane. La “città-Ticino” sta crescendo a scapito anche dell’economia regionale. Di fronte a questo trend  allarmante non ci sono risposte serie da parte del Cantone. 

( Si veda http://www.montagnaviva.ch/sito/Benvenuto.html ) e

Chiamare ad una riflessione sull’intera questione è quindi, per il futuro prossimo, una necessità urgente. Utilizzare una campagna elettorale per cominciare a farlo potrebbe essere una opportunità, malgrado tutti i rischi che questo comporta.Queste in sintesi sono le ragioni per cui riteniamo di poter  aderire all’idea di Mattei: mettere in movimento una riflessione sui temi coinvolti che parta dalle periferie, e che si ponga l’obiettivo di produrre delle iniziative concrete che coinvolgano l’intera economia cantonale.

Per fare tutto questo serve una mobilitazione delle menti e delle coscienze di chi abita nelle nostre “periferie” montane, al di là ed al di fuori ( e non necessariamente “contro”)  dei tradizionali schieramenti cosiddetti “partitici”.  Per parte nostra ci siamo: abbiamo dato inizio, partendo da un caso particolare , ad una riflessione ad ampio raggio che riguarda il cruciale tema della pianificazione del territorio “non edificabile”,  criticando l’impostazione data dal Dipartimento del Territorio al cosiddetto PUC ( Piano di utilizzo cantonale) all’interno del Piano direttore cantonale ( PD) . ( http://www.ti.ch/dt/dstm/sst/Temi/Puc/Peip/ )

 Abbiamo detto fin dall’inizio che non solo di “rustici” si trattava , ma di come il Ticino  sia in grado o meno  di proporre una nuova visione del territorio alpino e prealpino nel quadro del rapporto con la Confederazione, e rispetto alla Legge quadro federale sulla pianificazione del territorio.

Ora l’iniziativa dell’arch. Mattei apre un terreno di dibattito sul quale vogliamo cercare di esserci con alcune proposte concrete. Lo faremo nelle prossime settimane con alcune iniziative che segnaleremo qui e nei media.

I Comuni della Vallemaggia preoccupati per il PUC-PEIP

Anche La Regione di oggi  dà spazio alla presa di posizione dei comuni valmaggesi, preoccupati per il progetto di PUC che prevede una riduzione dei rustici riattabili, con evidente ricaduta sugli interessi privati e regionali.

Testo integrale del comunicato, vedi

La Vallemaggia si mobilita contro il PUC

Ascovam  ( Associazione comuni della Vallemaggia) ed Etvm (Ente Turistico Vallemaggia ) si dicono «preoccupati, come i Comuni e i Patriziati, per le limitazioni imposte dal nuovo ordinamento in pubblicazione», e «fiduciosi che la forte presenza dei privati, in difesa dei loro diritti, possa portare a un documento applicabile alla nostra realtà di valle». «Lo sviluppo turistico, il godimento e la cura del territorio – argomentano inoltre i due enti – rischiano, ancora una volta, di essere ingabbiati e resi più difficoltosi da una pianificazione e da normative derivanti da Leggi federali poco attente alle peculiarità delle nostre valli sudalpine».

Vedi

http://www.cdt.ch/ticino-e-regioni/cronaca/32692/mobilitatevi-per-i-rustici.html

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