Rileggiamo la storia del territorio alpino e del suo utilizzo

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Il pasticcio giuridico sulle “abitazioni secondarie” e la favola del servo PUC raccontati al popolo.

 Fasti e nefasti di una ideologia poco verde ma molto miope

La consigliera federale Leuthard aveva fatto la battuta più “spiritosa” dopo che la votazione sulle abitazioni secondarie era passata inaspettamente ( imponendo l’obbligo per ogni comune di non superare la % del 20 % di abitazioni secondarie ) : 

” Ora bisognerà definire che cosa intendiamo per abitazioni secondarie”

Proprio brava la nostra Consigliera , e così il CF in corpore ! Forse che prima di mettere in votazione un testo di legge non ci deve preoccupare di verificare se quanto si chiede di votare sia chiaro e comprensibile  ed applicabile alla realtà ? Ebbene no, sembra proprio che oggi questa sia una regola ritenuta superflua. A riprova dello stato in cui versa …lo stato di diritto.

Ed ecco che, dopo i risultati a sorpresa, la signora Leuthard istituisce  il 15 marzo 2012 un “gruppo di lavoro” per rispondere alla domanda che non ci è posti prima.

( v. http://www.are.admin.ch/dokumentation/00121/00224/index.html?lang=it&msg-id=43775 )

Da allora  che cosa è successo?

Ebbene, la risposta non c’è ancora, e  il pasticcio generato da quella “disattenzione” dei consiglieri federali sta generando  i suoi frutti . Che cosa sia infatti una abitazione “secondaria” e come e quando e secondo quali limiti si possano accettare delle domande di costruzione a tale scopo è diventato il rompicapo più ameno per  gli uffici tecnici dei comuni chiamati a valutare in prima istanza le domande di costruzione.

Provate infatti a rispondere a queste domande:

a) Se nel Comune esiste già una % superiore al 20% di abitazioni secondarie, allora la domanda va respinta ?

  Se  , allora in quanti comuni  ( e quali ) del Cantone Ticino si potranno ancora costruire abitazioni di vacanza ?

( vedere su  http://www.google.ch/search?client=safari&rls=en&q=abitazioni+secondarie+svizzera&ie=UTF-8&oe=UTF-8&redir_esc=&ei=ROfpT4HCHPDc4QTdlsmlDg   la mappa svizzera dei comuni con + del 20% di abitazioni definite secondarie, secondo i dati 1.1.2011 )

  Se  NO ,  in quali casi si può accettare la domanda ?

 1) Quando il privato che costruisce dice che la costruzione sarà affittata a terzi in modo permanente ?

 2) Quando la società che costruisce afferma di voler vendere a terzi oppure di voler affittare a terzi ad  ?uso di abitazione primaria ?

 3) Quando il soggetto che vuole costruire non possiede personalmente alcuna proprietà immobiliare e quindi la costruzione dovrebbe essere interpretata come primaria ?

Ma per tutte queste ( ed altre ) domande il punto chiave era e resta questo : da che cosa dipende il fatto che la costruzione sia considerata  “secondaria” ? Infatti vi sono almeno due alternative e due criteri diversi possibili:

Una abitazione “secondaria” può essere considerata  tale se il proprietario ( privato o ente ) già possiede una casa primaria ?

Oppure è da considerare “secondaria” soltanto quando chi la abiterà lo farà in modo saltuario ?

Nel primo caso , la società che la costruisce avrà sempre la possibilità di dire che non possiede una “casa primaria” , il privato invece no, se già possiede una casa.

Nel secondo caso, il fatto che la costruzione sia per certo destinata ad abitazione “secondaria” , cioè ad essere occupata in modo saltuario,  non è possibile stabilirlo con certezza al momento della costruzione.Ma una casa che fosse occupata in modo saltuario da persone diverse, ma risulti poi occupata durante tutto l’anno da persone che si alternano, sarebbe ancora considerabile secondaria ?

Ed ecco che queste domande  ( poste qui solo per dimostrare quanta ambiguità è contenuta nella definizione giuridica di “abitazione secondaria” ), ci portano a ragionare sulla situazione del Cantone Ticino, dove fra due giorni ci si appresta a decidere in Gran Consiglio se accettare il Piano Cantonale di Utilizzo ( PUC ) così come è stato imposto da Berna, e dove quindi si sta approntando un ennesimo pasticcio giuridico, le cui conseguenze andranno ad incrociarsi con quelle generate dalla votazione sulle abitazioni secondarie, moltiplicando in modo esponenziale i danni economici a questo Cantone, dove la prima attività economica di interesse pubblico ( il turismo ) subirà una mazzata tremenda quando gli effetti delle due leggi si faranno sentire congiuntamente. 

La domanda che ci poniamo è : ma è possibile che in questo Paese vi sia oggi, fra la classe politica,  chi è disponibile a tagliarsi le palle e poi a gridare “che bello!” in nome di una real politik  fasulla da quattro soldi ?  E che ,dopo tanti sproloqui sul sostegno al turismo, non ci si renda conto di quale incalcolabile potenziale sia ricco il nostro  territorio, proprio per la promozione di un turismo nuovo ed  intelligente con una mobilità lenta ?  E che quindi la questione dei “rustici” ( e dei sentieri ) non può essere  interpretata come un problema esclusivo del privato, ma invece come una delle opportunità per lo sviluppo di un interesse pubblico nuovo proprio valorizzando il territorio che abbiamo ?

Il succo di quanto si vuole  accettare (con il miserevole obiettivo di  sbloccare i permessi di riattazione ? ) è infatti questo :

1) Il territorio ticinese alpino, disseminato di costruzioni  e reti di comunicazione valorizzabili , dal piano fino ad oltre i 2000 metri sm, sarà più che dimezzato nel suo potenziale di “rustici”  e sentieri  da riattare  ancora per un interesse pubblico, proprio nella misura in cui si è accettato di subire il diktat di una burocrazia federale, indifferente ed incapace di tener conto seriamente degli interessi cantonali, ma sostenuta dalla miopia di un CF che si trincera dietro la richiesta di rispettare la LPT , legge federale sulla pianificazione, che nulla pianifica nel caso in questione, ma solo va a creare dei vincoli assurdi che porteranno solo danni economici all’intera popolazione ticinese, e nelle regioni periferiche in particolare.

2) Dopo anni e anni di comportamenti illegali e di applicazione arbitraria delle regole nelle riattazione di “rustici”, favorendo o penalizzando  ora questo ora quello, i responsabili della conduzione del Dipartimento del Territorio, di fronte ad una situazione da loro stessi generata , ora si rifiutano di entrare nel merito di una sensata richiesta di riflessione sulla necessità di una “moratoria”, proponendo al Legislativo di accettare delle regole di applicazione che sanno benissimo essere inaccettabili ed inapplicabili, ma che per l’ennesima volta ci si appresta ad accettare con il retropensiero che poi, tanto, si continuerà a fare come prima. Questa è la miseranda proposta  pratica che ci si appresta a far diventare Legge.

3) I diritti dei singoli cittadini ed Enti  che hanno inoltrato ricorso sulla precedente versione del PUC saranno impunemente calpestati, facendo in  modo che la forma e la sostanza di quanto si andrà a far diventare legge non possa più essere sottoposta ad un ulteriore ricorso.  Ma soprattutto facendo in modo di poter continuare a gestire le situazioni senza che l’esercizio dei diritti popolari possa minimamente scalfire la prassi tradizionale dei favoritismi e dei clientelismi dei soliti noti.

Di fronte a tutto questo le domande sul che fare sono molte. Una però ci sembra quella più realistica e da cui partire per una risposta ad altro livello.

Chi sono coloro che, in ogni senso, subiranno al massimo le conseguenze negative di queste scelte  ? Saranno i Comuni ( e gli abitanti ) delle regioni periferiche ( tutti ) nella misura in cui gli effetti della Legge federale sulle abitazioni secondarie e quelli del nuovo PUC si sommeranno nel produrre una diminuzione delle offerte economiche in loco, con una progressiva riduzione degli investimenti per nuove costruzioni e riattazioni, che sarebbero invece necessari e funzionali  ad un rilancio del turismo locale, proprio nelle aree alpine oggi più svantaggiate.

Ed ecco allora che la nostra proposta è quella di partire proprio da una  “Iniziativa dei Comuni” periferici per costruire una opposizione fondata che vada a contrapporsi a quella del governo centrale, individuando alcuni obiettivi prioritari.

Il primo passo potrebbe essere un referendum contro quanto sarà deciso dal GC a proposito del PUC. Raccogliamo quindi l’invito del deputato Giorgio Pellanda e diamoci gli strumenti per metterla in pratica.

Bruno Strozzi

Blog www.Cascinestalle.wordpress.com

 

 

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