Rileggiamo la storia del territorio alpino e del suo utilizzo

Il ricorso dell’Associazione Cascine e stalle

Mittente

Associazione CASCINE E STALLE

Casella postale 1344

6710  Biasca

Tel 091 862 51 47

                                                                                     Lodevole

                                                                                     Tribunale cantonale amministrativo

                                                                                     Palazzo di Giustizia

                                                                                     Via Pretorio

                                                                                     Casella Postale

                                                                                     6901 Lugano

Biasca, il 2 novembre 2010

RICORSO

 

 

Presentato da Vindice Fogliani e Graziano Rodoni, per il Comitato  dell’Associazione Cascine e stalle, Casella postale 1344, 6710  Biasca, contro il Piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti (PUC-PEIP)” , pubblicato dal Dipartimento del Territorio dal 20.09.2010 al 19.10.2010.

1.      IN ORDINE

1.1.   Il presente ricorso è inoltrato nel termine previsto dalla pubblicazione del bando, e più precisamente entro i 15 giorni dalla scadenza dello stesso avvenuta al 19.10.2010.

          Il ricorso è pertanto tempestivo.

1.2   Il presente ricorso fa riferimento al  Piano di utilizzazione cantonale relativamente al Comune di Biasca ed all’intero territorio fuori dalla zona edificabile.

2.      NEL MERITO

2.1.           Con riferimento alle informazioni diffuse nel 2006 relative al progetto di PUC, si fa notare la mancanza di informazioni ulteriori prima della presentazione in GC del nuovo progetto di PUC-PEIP. Non essendoci stata alcuna informazione e spiegazione nemmeno nel rapporto di pianificazione, risultano pertanto sconosciuti i motivi delle scelte effettuate ora e pertanto,  nel rispetto del principio costituzionale del diritto di essere sentiti e dell’art. 4.1 e 4.2 della LPT , si chiede che il ricorso venga accolto in quanto la procedura adottata ha leso un diritto fondamentale. Le argomentazioni addotte tardivamente dal DT relative alla necessità di adeguare il PUC alle richieste dell’ARE  ( diminuire sensibilmente le superfici ed il numero di immobili  “meritevoli di protezione” ), non possono essere considerate motivo sufficiente per una mancata informazione ai cittadini ed agli enti pubblici sui  nuovi criteri adottati.

2.2.           Questa argomentazione è rafforzata dalle modalità  adottate nell’informare i singoli proprietari che saranno danneggiati nei loro interessi a seguito dell’esclusione dal PUC di circa 1500 rustici esistenti.  Molti proprietari non sono stati raggiunti dall’informazione che li concerne, e non potranno quindi utilizzare il loro diritto di ricorso per far valere le loro ragioni. La situazione avrebbe necessitato una informazione individualizzata per tutte le singole persone od i singoli Enti toccati dalle misure del PUC a seguito della riduzione delle aree protette . Anche in questo caso non sono accettabili le motivazioni addotte dal DT, che hanno fatto riferimento all’ urgenza  di finalmente trovare un accordo con l’Ufficio federale preposto              ( ARE).

2.3.           Nel rispetto dei diritti dei cittadini del Cantone Ticino sarebbe stato auspicabile attendere l’esito dei ricorsi relativi al presente oggetto, prima di iniziare una trattativa con l’ARE, e prima di impegnarsi in questa sede ad accettare le richieste federali. Questo proprio nella misura in cui il DT è ben cosciente ( come ci è stato confermato in un recente colloquio ) che le difficoltà, sorte nei rapporti con la Confederazione in questo ultimo ventennio , sono per buona parte dovute alla stessa LPT ed alle condizioni restrittive e di difficoltosa applicazione ( per alcune specifiche realtà storico-territoriali del Cantone ), di determinati articoli della legge quadro  confederale sulla pianificazione del territorio.

2.4.           Il principale argomento che noi ci permettiamo di impugnare nel chiedere una sospensione ed una riconsiderazione  del PUC stesso, riguarda l’assoluta indeterminatezza e contradditorietà dei criteri  adottati per giustificare la riduzione delle aree e degli oggetti  “meritevoli di protezione” . A questo proposito facciamo riferimento alla puntuale indagine sul territorio del Comune di Biasca che è stata da noi effettuata, individuando i singoli oggetti ( edifici e sentieri ) esclusi o compresi nelle aree delimitate dal PUC. ( vedi allegato A al presente ricorso Analisi dei casi sui Monti di Biasca e nella Valle Pontirone  ).

2.5.           Nel caso dei Monti di Biasca il PUC esclude una serie di edifici e strutture ( sentieri )  a bassa quota ( sopra l’area edificabile del Comune ), così come fa ad alta quota ( sotto i 2000 m. slm ),  scelta totalmente in contraddizione con la necessità di valorizzare la fitta rete dei sentieri e degli edifici che si trovano sul loro percorso. Una scelta fatta senza alcun sopralluogo e verifica sul posto, ciò che avrebbe permesso una diversa, razionale, delimitazione delle aree da proteggere.

2.6.           Nel caso della Valle Pontirone abbiamo rilevato  ( per es. ) una intrinseca contraddizione tra le motivazioni addotte per includere l’area dell’alpe di Scengio ( parzialmente,che in ogni modo consideriamo positivamente ) e per escludere l’area dell’alpe di Cava e di Albèa . Queste aree sono infatti parte integrante di un unico  territorio  alpestre che continua ad avere un utilizzo agricolo, con la presenza di due caseifici comunitari, collegati entrambi da una strada carrozzabile. L’uso agricolo è stato impugnato per giustificare l’esclusione dell’area di Cava ( il cambiamento di destinazione delle “stalle” non avrebbe senso visto l’uso agricolo esistente ), mentre l’inclusione di Scengio ( con la presenza dello stesso utilizzo agricolo )  nelle aree protette in cui sarà possibile riattare cascine e stalle, mal si comprende per quali motivi (sussistendo la stessa situazione di Cava )  dovrebbe essere giustificata. Sull’alpe di Cava esistono da tempo  diverse cascine/stalle singole che sono state riattate, e che in quanto tali non sono più soggette ad un uso agricolo. La stessa situazione esiste sull’alpe di Scengio.

2.7.           Questa situazione contraddittoria  concernente i criteri ( parametri ) da applicare alla definizione delle aree protette è riscontrabile in tante altre aree del Cantone, e darà luogo a conseguenze assurde sul piano sociale, giuridico e delle condizioni di edificabilità. Per questo motivo noi chiediamo che i criteri da applicare nella stessa definizione del concetto di “area meritevole di protezione” vengano rivisti, sospendendo temporaneamente l’applicazione del PUC-PEIP.

2.8.           Per quanto concerne la rete dei sentieri in tutto il Cantone, che la tradizione della civiltà contadina ci ha tramandato, noi crediamo che ( nella definizione del PUC ) avrebbe dovuto essere tenuta presente come questione importante e prioritaria. Visto quanto avverrebbe con il piano previsto, vediamo invece che è stata ignorata come possibile tema legato ad un futuro sviluppo turistico dell’intero territorio cantonale, nella misura in cui non sembra essere stato considerato che l’esistente legge cantonale concernente i sentieri “escursionistici  (LCPS del 9.2.1994 ) avrebbe dovuto essere integrata nel PUC. Si sarebbe così data la facoltà ai singoli Comuni di sviluppare progetti ulteriori di valorizzazione della propria rete esistente dei vecchi sentieri, nel quadro di un rinnovato piano cantonale per la valorizzazione turistica, e quale promozione economica dell’attività edilizia regionale, in particolare  nelle aree di montagna già colpite dall’attuale momento di crisi congiunturale globale.

2.9.           Nell’ambito dell’evasione del presente ricorso si chiede  di conseguenza di poter essere sentiti e ( per quanto riguarda il caso di Biasca ) che il TRAM voglia procedere ad un sopralluogo, per verificare in loco la fondatezza di quanto detto sopra.

 

 

 

PQM

 

Visti gli art. 44 – 53 ed in particolar l’art. 48 cpv 2 e 3 LPT, la scheda P3 (ex 8.5) del Piano direttore cantonale, nonché ogni altra Norma in concreto applicabile

si chiede piaccia giudicare:

1.      Il presente ricorso è accolto.

2.      Protestate tasse e spese.

Con ossequio

Per ASSOCIAZIONE Cascine e stalle

                              Vindice Fogliani                                                   Graziano Rodoni

 

 

 

Si citano  quali prove:

–          doc. A  Analisi dei casi sui Monti di Biasca e nella Valle Pontirone  (allegato )

–          doc. B  LPT  art. 2, 3 e 4  e 44 – 53

–          doc. C  LCPS , in particolare gli art. 1,2,3,4,5,6

Allegato

Allegato A

al ricorso inoltrato al Tribunale cantonale amministrativo, dall’Associazione Cascine e stalle, Casella postale 1344, 6710 Biasca , in data 2 novembre 2010. 

Analisi della situazione nel territorio di Biasca concernente gli effetti dell’applicazione del PUC-PEIP, a cura di Moritz Vögeli, Winterthur/ Biasca

Sopralluogo: Monti di Biasca

Analizzando le delimitazioni dei “paesaggi con edifici e impianti protetti” del “Piano di utilizzazione cantonale” sul territorio del comune di Biasca, fra il Vallon e ol Ri di Persc (confine con Osogna), non si può far altro che rimanere sorpresi: al di sotto di una quota di 1100 msm, per un dislivello di 800 m sopra il fondovalle situato a 300 msm, sono inclusi nei “paesaggi con edifici e impianti protetti” solo Largon (830 msm), Pianeza (870 msm), ol Mont dro Tredas (1040 msm), Monzell (1030 msm) e ra Chiessina dro Portapiott (1020 msm).

L’inclusione di Monzell nel “paesaggio con edifici e impianti protetti” a nord della Val Scüra può soltanto basarsi su un errore di valutazione secondo il quale questa località sia raggiungibile in diretta dalla Chiessina dro Portapiott, vicina alla stazione a monte della funivia di servizio (privata) delle Officine Idroelettriche di Blenio SA di Biasca.

Fuori dai “paesaggi con edifici e impianti protetti” sono invece rimasti tutti gli insediamenti al di sotto della quota di 1100 msm: ol Motaron (1080 msm), Fracion (590 msm), ol Mont dro Sgiovann (760 msm), ol Sceng Marsc ad Zott (1080 msm), ol Sceng Marsc ad Zora (1120 msm), Pizzigüd (780 msm), ra Bedra dro Vent (850 msm), tutta la zona sopra Polei, In Olm (810 msm), i Cantoi (570 msm), ra Chiessina dra Froda Longa (640 msm), ra Stala dro Pop (690 msm), ol Tecc dro Fra (960 msm), ra Gana Moda (1010 msm), ra Mota (600 msm) e Aldirei (620 msm).

In nessun altro comune delle Tre Valli si può costatare una situazione simile in quanto ad un’esclusione sistematica di insediamenti di “bassa quota” come per i Monti di Biasca.

Per gli insediamenti d’alta quota il “Piano di utilizzazione cantonale” è meno rigoroso, ma comunque difficile, se non impossibile, da condividere: sono inclusi, fra l’altro, gli alpi di Pontima (1700 msm) e Tongia (1810 msm), mentre rimangono esclusi la Chiessina dra Piancra Bela (1830 msm) e l’alpe di Chierisgeu (1770 msm). Sono invece inclusi le cascine di Medei (1340 e 1380 msm), ol Tecc Rot (1180 msm), il Premestì di Parapoi (1320 msm) e la Reghiada (1590 msm). L’unico alpe ancora caricato con alcuni capi di bestiame bovino giovane, è l’alpe di Compiett (1520 msm).

Delimitati come “paesaggi con edifici e impianti protetti” sono due comprensori:

(1) a nord gli insediamenti lungo la “strada di vacch” da Fracion all’alpe di Lago (Pianeza – Mont dro Tredas – Bigherell – Parnighei – Chianvasgia – Metüsc – Piansgera – alpe di Compiett – alpe di Pontima), incluso il promontorio di Nadro, in più la zona fra l’alpe di Compiett e il dosso di Scighignera – Negressima – Tongia, questo incluso, ma esclusa il sovrastante alpe di Chierisgeu;

(2) a sud gli insediamenti lungo la “strada di vacch” da Santa Petronilla ad Albat e le alpi in Bass e di Stabiell (ambedue su territorio del comune d’Osogna) a partire dalla Chiessina dro Portapiott, e a nord della Val Scüra la selvaticissima zona di Monzell – Chiessina di Rüsch – Moton e Negherina rispettivamente Aldagana.

Vaste parti del territorio considerato fra i “paesaggi con edifici e impianti protetti” riguardano terreno impraticabile, senza sentieri e senza insediamenti anche nel passato remoto. Per il resto, il tipo di paesaggio prevalente riguarda zone minori, abbandonate dall’agricoltura montana ed alpina dalla metà del Novecento, con frammentazione estrema degli insediamenti causata dalla topografia, dalla natura e dall’economia. Gli unici insediamenti che possono essere catalogati come nucleo risultano Chianvasgia e Albat, ai lati estremi della zona.

È decisamente difficile distanziarsi dall’idea che i “paesaggi con edifici e impianti protetti” siano stati delimitati senza la minima conoscenza del territorio e con criteri impossibili da condividere.

Essenzialmente la zona fra il Vallon e ol Ri di Persc  (confine con il comune d’Osogna), fino ad un’altezza di 1400 msm, consiste di una parete rocciosa, con pochi passaggi dove è possibile superarla, con collane di piccoli monti ed alpetti lungo ardui sentieri.

La delimitazione dei “paesaggi con edifici e impianti protetti” può soltanto partire dall’idea di considerare, in prima linea, come impianti degni di protezione l’incredibile (per arditezza e ingegno)  rete dei sentieri, ancor’oggi in massima parte percorribili, che si dirama sulla parete che sovrasta Biasca, fino agli alpi d’alta quota, e definire, di conseguenza, gli insediamenti lungo questi sentieri come edifici degni di protezione, garanti sia della manutenzione dei sentieri, sia della salvaguardia del paesaggio e degli edifici testimoni della vita autarchica condotta nell’ambito di un’agricoltura di sussistenza fino ad un passato non tanto lontano. Tutto ciò può soltanto essere assicurato dalla presenza umana sul territorio. 

Sopralluogo: Monti di Lisgiüna

Di tutt’altro genere sono i principi adottati per la delimitazione dei “paesaggi con edifici e impianti protetti” confinanti con il territorio del comune di Malvaglia, a sud dei Monti di Lisgiüna, lungo i sentieri da Sass Carnon a Svall. Sono inclusi tutti gli insediamenti in zona eccetto i Torett, sito per cui sono stati adottati i principi applicati per il comune di Malvaglia. Lo stesso vale per la zona della bassa Val Pontirone a nord della Lisgiüna.

Rete dei sentieri:                  http://www.alpi-ticinesi.ch/ticino/valli/petronilla.html

Sopralluogo: Val Pontirone

Caratteristica determinante per la Val Pontirone è la strada aperta al traffico da Malvaglia-Chiesa fino all’alpe di Cava (2005 msm), aperta d’inverno fino a Pontron (Sant’Anna, Pontironetto, 725 msm). La delimitazione dei “paesaggi con edifici e impianti protetti” segue questa strada fino all’alpe Sceng (1548 msm),  escludendo gli insediamenti più in alto e cioè: gli alpi di Sceng d’Zora, Cava e Albea. Sono pure esclusi gli insediamenti lungo la strada da Sceng a Fond d’Cava e all’alpe Cava. Nell’altro ramo dell’alta valle sono inclusi Pro d’Int e l’alpe di Lisgiüna, mentre sono esclusi gli alpi Sgiümela e Pradasc.

Risulta incomprensibile la diversa valutazione per l’alpe di Sceng (corte di sotto con stalla e caseificio), nei confronti di Fond d’Cava (corte di mezzo, piazzale per impianto di mungitura mobile, all’altezza di Sceng d’Zora) e l’alpe di Cava (corte di sopra con stalla e caseificio). Sceng è il solo ad esser incluso nel “paesaggio con edifici e impianti protetti”. Se l’alpe di Sceng è considerato come nucleo, ciò vale anche per l’alpe di Cava. Se quest’ultimo viene escluso con riferimento all’utilizzo agricolo, ciò dovrebbe valere anche per l’alpe di Sceng e, analogamente, per la zona intermedia di Fond d’Cava – i Crott – alpe di Sceng d’Zora. Inoltre, la limitazione ad una quota massima di 2000 msm per “paesaggi con edifici e impianti protetti” ha poco senso per una fra le  poche zone del Ticino situata al di sopra di questo limite e raggiungibile su quattro ruote.

D’estate la Capanna Cava dell’UTOE (2066 msm), situata poco sopra l’alpe omonimo, è un luogo importante d’incontro fra il personale del Caseificio dell’alpe, i residenti delle cascine in zona Cava, i visitatori indigeni e forestieri: ha più vita di qualunque altro nucleo della valle. L’esclusione della zona di Cava in particolare per quanto riguarda lo sviluppo turistico della valle sembra incomprensibile: l’esistenza di una strada carrozzabile rinnovata di recente fino al Caseificio di Cava dovrebbe parlare a favore di un “paesaggio con edifici e impianti protetti”. Parecchie cascine e stalle ristrutturate come residenze secondarie esistono sull’alpe da tempo. Un criterio per la delimitazione dei “paesaggi con edifici e impianti protetti” per l’alta Val Pontirone non ha del resto senso, se non si può contare si di un programma per lo sviluppo agrituristico.

A nord del fondovalle sono escluse dai “paesaggi con edifici e impianti protetti” gli alpi di Stabiell, Borsgian e Arded; a sud del fondovalle l’alpe d’Airold, ra Sgiopa, l’alpe d’Albea, Boveta e, come già detto, gli alpi di Cava e Sceng d’Zora, ol Boion e Partighiaresc. Restano inclusi solo Negrina e In di Ari.

Contrariamente alla zona dei Monti di Biasca, la Val Pontirone è ricca di nuclei: Pontron (Sant’Anna, Pontironetto), Val (San Giovan, Pontirone), Sciresa, Chievrei, Fontana, Biborgh, sopra Pontron Solgon (Chia d’Int, Chia d’Fo), sopra Val Cügnasch, sopra Fontana Tüccneu, Sgioranch, Tücciadvai e Mazzorin, tutti inclusi nel “paesaggio con edifici e impianti protetti”.

Anche per la Valle di Pontirone si ha la netta impressione  che i “paesaggi con edifici e impianti protetti” al di fuori dei nuclei della valle siano stati delimitati senza la minima conoscenza del territorio e senza un minimo concetto di sviluppo. Sconosciuta risulta anche la Carta dei pericoli che dovrebbe esser completata per tutta la Svizzera entro il 2011. A questo proposito si rileva che la larghissima zona franosa, molto attiva da qualche mese sotto il tratto fra Chievrei e Fontana, è inclusa nei “paesaggi con edifici e impianti protetti”.

Rete dei sentieri:                  http://www.alpi-ticinesi.ch/ticino/valli/pontirone.html

Sopralluogo: Zona sopra Loderio

Per quanto riguarda il territorio di Biasca sopra Loderio, l’esclusione dal  “paesaggio con edifici e impianti protetti”  del Mont dra Bela non la si può giustificare con nessun argomento.

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