Rileggiamo la storia del territorio alpino e del suo utilizzo

Comunicato no. 2 di “Cascine e stalle”

 

Perché non siamo contro i proprietari della Valle Pontirone e

perché la Legge federale sulla pianificazione del territorio  va cambiata.

 

  • La pubblicazione delle immagini delle cascine in Valle Pontirone ha prodotto  a Biasca diverse reazioni di dissenso da parte di proprietari, i quali hanno interpretato questa azione come diretta contro di loro. Vogliamo qui ammettere che vi è stata da parte nostra una comunicazione non chiara, perché  non si capiva se le immagini  venivano pubblicate per indicarle come “abusi”, visto il contesto del discorso. Così non era , perché voi volevamo soltanto mostrare  quali e quante diversità di soluzioni architettoniche ( belle e brutte ) erano state autorizzate o tollerate in passato, proprio a causa di una applicazione ballerina delle regole. Non era e non è nelle nostre intenzioni  “denunciare” gli altri proprietari, che del resto non possono essere ritenuti responsabili per colpe che non hanno. Purtroppo,  il senso del dossier  che avevamo diffuso  è stato interpretato  come una offesa da chi ( sbagliando ) aveva paura di dover subire, oggi, delle penalizzazioni per le scelte passate. Avevamo tolto dal sito internet le immagini proprio per non continuare ad alimentare interpretazioni infondate, anche perché queste sono state strumentalizzate dai soliti noti. Di tutto questo ci assumiamo la piena responsabilità.
  • Proprio per questo vogliamo adesso spiegare perché è stato necessario sollevare il problema in quel modo, con il rischio di non essere capiti. Il caso della cascina di Raffaella Marconi-Rodoni è stato il punto di arrivo di una serie di illegalità  che il Cantone ( con il consenso dei Comuni )  ha autorizzato in tutto il Ticino da almeno 30 anni , con comportamenti diversi rispetto a persone e situazioni, non rispettando la Legge federale quando serviva, ma oggi appellandosi proprio a questa stessa Legge per giustificare un ordine di demolizione totalmente sproporzionato. È stato il Consiglio Federale stesso a ricordare al Cantone il fatto di aver concesso clamorose autorizzazioni per il rifacimento totale di immobili e di aver consapevolmente agito senza base legale..   La legge federale da anni avrebbe dovuto essere cambiata, perché non permette di rispondere alle esigenze specifiche del territorio ticinese,  ma in tutti questi anni poco è stato fatto di concreto  in questa direzione dalle nostre autorità cantonali , e dai parlamentari ticinesi a Palazzo federale. I fumogeni sui “balivi” di Berna sono stati utili soltanto per nascondere e giustificare questa situazione di assenteismo politico.
  • È giunto il momento di dire basta a questa situazione, e di dirlo per difendere gli interessi  ed i diritti di tutti i proprietari di rustici  nel Cantone Ticino e di coloro che intendono in futuro riattare vecchie cascine o stalle che si trovano ancora sulle nostre montagne, e che sono a rischio di distruzione. Diciamo un NO convinto alla demolizione della cascina in val Pontirone non perché  da parte dei proprietari non siano stati fatti errori rispetto alle regole ( questo è stato  da loro ammesso) , ma invece per richiamare tutti con forza alla necessità di stabilire delle condizioni legali in cui non sia più possibile per nessuno ( né per i proprietari né per le autorità )  ignorare le regole o applicarle a seconda della direzione dei venti,  oppure permettersi di non vedere gli “abusi” della costruzione accanto mentre si colpisce qualcuno.   
  • La situazione dell’edilizia dei “rustici” nella valle Pontirone non è un caso a parte, ma  è  il risultato di decenni di politiche di assenza di chiarezza e trasparenza nell’applicazione della legge, come è accaduto in tutte le regioni ticinesi. Il Municipio di Biasca  non può certo chiamarsi fuori , ma è altrettanto vero che  non è  colpa dei cittadini di Biasca che hanno ricostruito le loro cascine e stalle se la Legge troppo spesso è stata disattesa o ignorata.  Oggi il Cantone sta mettendo in consultazione una  proposta di Piano  di utilizzazione cantonale ( PUC ) che arriva con 22 anni di ritardo rispetto a quanto chiedeva la legge federale , e lo fa nel comprensibile  intento  di trovare finalmente un accordo con l’Ufficio federale dell’ARE . Con questo piano si propone però , fra l’altro, una riduzione del numero delle costruzioni che potranno essere riattate ( ca. 1500 in tutto il Cantone ), provocando così un ulteriore danno economico ai proprietari. Il nostro Comitato invita tutti i diretti interessati a voler inoltrare ricorso su questo punto ( entro i 15 giorni successivi al termine della consultazione, che scade il 19 ottobre ).
  • Siamo ben coscienti che i termini della vertenza che abbiamo portato all’attenzione di tutta l’opinione pubblica in Svizzera non si potranno chiudere con una decisione di demolizione di una cascina, perché in questione vi è l’intero rapporto, politico e giuridico,  del Cantone Ticino con la struttura del federalismo svizzero. La Legge federale del 1980 sulla pianificazione del territorio ha introdotto un principio di netta distinzione tra “zone abitate” e “zone fuori abitato” che ha in partenza  ignorato e snaturato ( nell’area alpina ) il diritto consuetudinario che la civiltà contadina aveva da noi per secoli conquistato e difeso: quello di poter considerare “abitato” l’intero territorio, dai fondovalle ai maggenghi e agli alpi, ed alle terre collettive di pascoli e boschi,  proprio perché necessario alla propria sopravvivenza economica e sociale. L’aver ignorato e distrutto questo antico diritto della consuetudine, “inventando” di sana pianta  il concetto di “zona protetta” ( sotto il pretesto  della valorizzazione della civiltà contadina! ) ha portato alla creazione di una “eccezione speciale” per  gli antichi insediamenti ai vari livelli di altitudine, introducendo la regola del divieto di edificare, ancorando e limitando però  alla sola  “riattazione” la possibilità di uso degli immobili. Il  principio di “protezione” unito a quello di “conservazione” si è così tradotto nel principio edificatorio secondo il quale, se si deve “riattare” un vecchio edificio contadino, bisogna oggi “rispettare” quelle che erano le caratteristiche architettoniche e funzionali delle cascine/stalle di un tempo , proibendo per es. di ampliare le aperture luce, di coprire i tetti con materiali diversi dalla pietra, di aggiungere terrazze, ecc.. Questa scelta ( che oggi viene coniugata  anche  con l’idea balzana di obbligare  a  mantenere puliti i prati circostanti agli immobili,  per ottenere dei permessi di riattazione, in nome di un generico “rispetto dell’ambiente e del paesaggio naturale” ) ha portato alla situazione giuridica che  conosciamo: un vicolo cieco , in cui l’assurdità funzionale dell’architettura che si vorrebbe imporre per i rustici, fa a pugni con le normali esigenze di chi deve abitarci. Ecco allora la necessità ( per chi voglia riattare) di cercare di barcamenarsi tra mille compromessi e lungaggini per ottenere le autorizzazioni, proprio perché chi deve valutare ed autorizzare  è tenuto a rispettare delle regole che fanno a pugni con ogni corretta architettura funzionale per abitare.
  • Conclusione: il Cantone Ticino deve battersi affinché la legge federale sulla pianificazione del territorio venga cambiata, proprio per poter valorizzare , oggi e non nel passato, quell’ambiente alpino che costituisce il maggior pregio del suo territorio. Questo è l’obiettivo che noi ci impegniamo a perseguire , unendo altre forze al di là del nostro gruppo.
Il Comitato di Cascine e stalle                   7 ottobre 2010
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Commenti su: "Comunicato no. 2 di “Cascine e stalle”" (8)

  1. Ringrazio Guglielmino Tell per la segnalazione del caso di Bordèi nelle Centovalli e segnalo questo video su
    http://mobfunda.net/video/b4fLxzeMUfw/Bordei-Centovalli-Ticino-Tessin.html

    • GuglielminoTell risponde a ponterosso ha detto:

      Ringrazio Ponterosso per la segnalazione del video e consiglio vivamente a tutti di visitare dal vivo Bordei e i vari villaggi delle Cento Valli, perché il video non rende completamente l’idea del capolavoro compiuto .
      In questo caso si é raggiunto l’eccellenza, é la dimostrazione tangibile di come si deve salvaguardare il patrimonio atavico delle nostre valli.
      Credo che oltre alle leggi scritte dalle varie istituzioni dovremmo tutti seguire il buon senso e salvaguardare quel grande patrimonio culturale e umano lasciatoci dai nostri avi, questo anche per le generazioni future che non hanno avuto la possibilità di vivere in prima persona questa civiltà. Una civiltà povera, che usava unicamente le risorse trovate in loco, ma ricca di valori.

  2. GuglielminoTell risponde a ponterosso ha detto:

    Per rispondere alla vostra domanda bisogna sapere di che periodo parlate, comunque la legge cantonale, come ho già scritto sopra, non collima con quella federale su quali rustici si possono riattare ma non sulle modalità di riattazione.
    Rispetto le vostre posizioni liberali su questo tema, personalmente ritengo che bisogna assolutamente, l’addove non si é ancora fatto, salvare il salvabile. Per fortuna in Ticino ci sono persone sensibili alla salvagurdia del patrimonio atavico delle valli e sono riuscite a riattare cascine, stalle e interi villaggi, vedi per esempio Bordei nelle Centovalli, mantenedo tutte le loro caratteristiche.

    • Salvare il salvabile è anche la nostra idea. Tuttavia è proprio sui criteri da applicare per stabilire quello che è giusto salvare e quello no che si appuntano le nostre critiche. Esiste troppa discrezionalità nell’interpretare e nell’applicare la legge a proposito del diritto di essere “protetti”, e sono state applicate clamorose e plateali sentenze che definiscono “non più degni di essere protetti” degli immobili, enfatizzando aspetti secondari ed irrilevanti a scapito di altri elementi funzionali ed estetici importanti. Non da utimo proprio nella decisione del DT sul caso di Scengio in val Pontirone.
      Ma tutto questo nasce dalle ambiguità della Legge federale sui concetti base di “protezione” e “valorizzazione ambientale”, che hanno portato ad una impossibilità di applicare criteri razionali e fondati , favorendo infine quella discrezionalità nell’interpretare e le disparità di trattamento inevitabili. Ecco perché diciamo che , se si vuole cambiare, bisogna cominciare da qui. In questo momento esiste certo un problema di “urgenza”, visto il danno economico causato dalla situazione, ragione per cui noi per es. ci diciamo disponibili a trattare con il DT per arrivare ad un accordo con l’ARE . Ma alla condizione che si apra seriamente la discussione sulla Legge federale della pianificazione del territorio.

      • GuglielminoTell risponde a ponterosso ha detto:

        La mia visione di salvaguardia rispecchia le modalità di Bordei, di Curzutt (sopra Monte Carasso), Monte Greco (Val Malvaglia), ecc…In Val Pontirone ci sarebbe molto da fare per salvaguardare quel poco che non si é ancora rovinato, per esempio c’é il piccolo maggengo di Cugnasc ch’é praticamente incontaminato da “mostrosità” varie e potrebbe diventare una piccola perla della valle.
        I principi della LF sui rustici é basata sulla protezione e per questo motivo sono favorevole alla sua introduzione e non capisco perchè il Ticino dev’ essere sempre un “Sonderfall”.
        Comunque siamo in una democrazia e rispetto la vostra presa di posizione sul tema rustici.

  3. GuglielminoTell ha detto:

    Non sono d’accordo sulle intenzioni di questo comitato.
    In primo luogo in Ticino esiste da anni una regolamentazione ben precisa su cosa e su come si deve riattare un rustico fuori zona edificabile. La legge federale cambiarà nel semso che non tutti i rustici potranno essere ristrutturati, saranno toccati in special modo quelli sul fondo valle e stalle fuori nucleo, per quanto riguarda le modalità di ristrutturazione saranno ancora quelle già in vicore da anni in Ticino.
    Personalmente sono contro una moratoria, chi ha abusato in modo palese senza rispettare quanto già da anni in vigore é un suo problema. Nemmeno in pianura in zona edificabile si puo` costruire senza un permesso di costruzione e senza regole precise, non vedo perché questo debba avvenire in quei luoghi che meriterebbero di essere conservati per quello che erano, anche in virtu`di un mantenimento di una memoria storica.
    Per concludere spero che ci sia qualcuno che fondi un’associazione per la salvaguardia delle nostri valli contro gli abusi e a favore dell’abbattimento delle mostrosità costruite in passato.

    • Buongiorno,
      vogliamo ricordarle che il Cantone Ticino è stato dichiarato fuori legge dal Consiglio federale proprio per non aver rispettato la Legge federale sulla pianificazione del territorio, concedendo autorizzazioni di riattazione di rustici senza base legale. Si veda la risposta che il CF aveva dato al consigliere nazionale on. Fabio Abate nel 2007 ( vedi http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20073447 ). Noi chiediamo che il governo cantonale prenda atto di questo ufficialmente e riconosca che una moratoria ( = pausa di riflessione ) si impone proprio perché gli abusi ci sono stati anche nell’attribuzione dei permessi. Siamo d’accordo che le regole, quando sono chiare ed applicate secondo il principio della parità di trattamento, vanno rispettate da tutti. Ma nel caso della situazione dei rustici proprio queste regole sono mancate. Secondo lei , il Cantone Ticino ha applicato la LPT in tutti i casi in cui ha attribuito dei permessi ? Cordiali saluti.

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