Rileggiamo la storia del territorio alpino e del suo utilizzo

Segnaliamo che ieri si è tenuta una conferenza  Borradori / Sadis  ( Palazzo delle Orseline, lu  12.9. 2011, ore 11.00 ) per presentare il progetto idroelettrico in Val d’Ambra . Avendo partecipato a questa conferenza stampa, abbiamo capito perché   il PUC (Piano di Utilizzo Cantonale ) sia in effetti un coperchio buono per tante pentole. La tesi presentata per  Val d’Ambra, a giustificazione della “sostenibilità” del progetto, è che questo si inserirebbe benissimo nei principi del PUC. Tradotto dal politichese questo concetto significa : la protezione del paesaggio e la sua valorizzazione sono perfettamente  compatibili con la sua distruzione per scopi “economici“.  In altre parole: se  la realizzazione di obiettivi economici nel campo dell’energia viene definita  “sostenibile”, si giustifica un “cambiamento di destinazione” di un paesaggio protetto, in nome di più alti interessi.

Ci domandiamo :  se il  formale mancato rispetto di un articolo singolo  della Legge federale sulla pianificazione del territorio ( LPT ) ( v. il caso in val Pontirone ) ha  autorizzato il DT a negare determinati permessi di riattazione ( e questo è considerato un agire perfettamente legale ) ,  perché un cambiamento di destinazione così  macroscopico e palesemente in contrasto  con  il principio  della LPT  per la  protezione del paesaggio e dei suoi contenuti storici ( cascine, stalle, acque, sentieri, ecc. ), viene considerato perfettamente accettabile  , tale da “inserirsi bene nel PUC ”  ?  Da cosa proviene una così macroscopica indifferenza ai principi , ed una così  altrettanto spregiudicata pratica ( leggi cinismo ) nel decidere sulle scelte ?

Per rispondere a questa domanda bisognerà andare alla fonte dell’attuale situazione dei rapporti Cantone / Confederazione nella gestione del territorio, e guardare alla situazione in cui il DT , da troppi anni,  si trova, quando deve applicare la LPT, e cercare di capire perché questa è una storia “infinita” di escamotages, sotterfugi e quindi “abusi”, dove si è fatto di tutto per aggirare gli ostacoli “giuridici” , ma  nulla per trovare una soluzione politica al problema. La domanda vera è : perché tutto questo è stato finora considerato “normale”  dall’intero arco delle forze politiche ?

Interverremo in seguito a commento di  quanto ascoltato alla conferenza stampa citata. Oggi ci limitiamo a segnalare un intervento di Luca Vetterli per PRO NATURA che invita ad opporsi al progetto in Val d’Ambra.

Val dAmbra: un progetto che fa acqua da tutte le parti 

Pro Natura confida in una decisione parlamentare contraria    

In una breve nota diffusa ai media Pro Natura ribatte a caldo sul nuovo impianto in Val d’Ambra:  è un progetto che fa acqua da tutte le parti e che distrugge inutilmente una valle intatta . Da quanto riferito nella presentazione ai media, il Consiglio di Stato lo reputa compatibile con i vincoli di protezione della natura. Facile:  è il Consiglio di Stato stesso che nel maggio 2009  ha soppresso lo statuto di zona protetta di cui la valle fruiva in base al Piano direttore precedente. Altro argomento: l’ impianto sarebbe necessario per aumentare la produzione idroelettrica ticinese. Niente di più  sbagliato: il rapporto d’impatto ambientale dice l ‘ esatto contrario: secondo le previsioni, il consumo del nuovo impianto supera di 24 milioni di kWh la produzione (il corrispondente del fabbisogno di 6000 economie domestiche) perché  pompare richiede più energia di quella che si ricava turbinando la stessa acqua.

Più avanti ancora: si è rinunciato ad un paragone con il progetto alternativo della Verzasca perché la Verzasca SA non l’ ha chiesto. Sarà vero. Ma le acque appartengono al Cantone e quindi rientra nella responsabilità politica del Consiglio di Stato, continua Pro Natura, cercare soluzioni, possibilmente concordate con tutti i partner, quindi in questo caso oltre che con AET anche con la Verzasca SA, le associazioni per la protezione dell’ ambiente e quelle dei pescatori.

Pro Natura confida che questa opportunità  possa essere recuperata, in quanto alternative convincenti al progetto in Val d’ Ambra ci sono e sarebbero realizzabili più celermente che perdendo anni su un progetto solo perché  è altamente conflittuale.

                                                                                                                                                                

Ulteriori informazioni: Luca Vetterli, Pro Natura Ticino 091 835 57 67

www.pronatura.ch/ti

 

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