Rileggiamo la storia del territorio alpino e del suo utilizzo

Archivio per aprile, 2011

Sulla pianificazione del territorio non edificato ed i problemi delle regioni periferiche. Un invito all’on. Marco Borradori.

Prima del pomeriggio di studio a Olivone avevamo trasmesso all’on. Marco Borradori ( così come aveva fatto l’arch. Germano Mattei )un invito a voler venire a confrontarsi sul tema della pianificazione del territorio cantonale fuori zona edificabile e sul futuro dei cosiddetti “rustici”. Borradori aveva fatto sapere di non poter essere a Olivone quel giorno, ciò che era ipotizzabile visti gli impegni  durante l’ultima settimana della campagna elettorale. Riportiamo qui le considerazioni che  gli avevamo sottoposto. Siamo certi che su questi temi si dovrà forzatamente discutere, ed il nuovo governo sarà chiamato a pronunciarsi.

La tematica del federalismo e dei suoi limiti, rispetto alle politiche dei cantoni sul territorio, resta al centro di questi problemi. Segnaliamo che la  Conferenza nazionale sul federalismo ( v. www.foederalismus2011.ch  ) che si terrà a Mendrisio il 26 e 27 maggio dovrebbe  affrontare anche questi argomenti. Qui trovate i testi di presentazione della conferenza:  Programma_definitivo_terza_conferenza_federalismo[1]

All’ On. Marco Borradori, direttore del DT

( … ) Le vicende del PUC-PEIP e dei rapporti con la Confederazione , nell’ambito della pianificazione del territorio alpino e prealpino, hanno ampiamente dimostrato ( da  tempo  ) che il Cantone si trova in una situazione di impasse politico-amministrativa  nei confronti della Confederazione, non solo rispetto all’applicazione  pratica della LPT, ma proprio nel poter definire uno spazio proprio di governabilità ,  per la gestione autonoma del territorio non edificato e “ da proteggere” . Una impasse da cui non si potrà uscire senza affrontare domani il nodo cruciale della struttura giuridico-istituzionale del federalismo che regola i rapporti dei cantoni ( non solo del Ticino ) con la Confederazione. Se non si vorrà continuare ad attribuire soltanto alle mancanze della formazione culturale dei funzionari dell’ARE  la responsabilità di questa impasse  (  un classico escamotage  utilizzato  spesso a giustificazione della nostra impossibilità di far valere le “rivendicazioni ticinesi” sul  piano politico concreto ), bisognerà tentare di dare una risposta diversa al modo in cui gestiamo il rapporto con la Confederazione, non più solo a livello di slogan ideologici tipo “ no ai balivi di Berna” . Questo compito non potrà però essere affidato solo alla responsabilità ed alla capacità politica di un CdS, ma dovrà essere oggetto di una analisi ed una discussione diffusa sull’intero territorio, coinvolgendo direttamente i soggetti che usiamo chiamare “cittadini” . Un lavoro di lungo periodo che oggi  si presenta come urgente e non più rinviabile. La decisione di iniziarlo necessita di un soggetto politico in grado di assumerne la responsabilità. Ma quale dovrà  essere questo soggetto ?

Una delle motivazioni di fondo che sta alla base dell’iniziativa dell’arch. Germano  Mattei ( Montagna viva ndr )  è la constatazione dell’accresciuto divario socio-economico tra le regioni periferiche e le regioni urbane, e l’altrettanto evidente necessità di  trovare una risposta politica ed economica.  Fenomeno non certo nuovo, e di sicuro non esclusivo del nostro cantone. L’intero sviluppo socio-economico degli ultimi 50 anni a livello europeo ha prodotto questa tendenza diffusa, e la diversità delle  risposte politiche, pratiche , adottate nei diversi  Paesi  la si deve attribuire  alle scelte politico-amministative che  ogni Stato ha potuto adottare per attenuare gli effetti di questo fenomeno. Che il territorio “alpino” europeo abbia caratteristiche comuni su cui riflettere nel presente lo testimoniano  diverse iniziative nate negli ultimi anni  ( v. CIPRA, Iniziativa delle Alpi, ecc. ). Questo tema oggi è però più fortemente  influenzato dagli effetti  crescenti della globalizzazione, che gradualmente  sta  “espropriando “ i “poteri locali” ( intesi come capacità e potere  delle comunità regionali di mantenere la possibilità di controllo sul territorio e sulle scelte materiali necessarie per impedirne la marginalizzazione e l’impoverimento sociale ).   Il Cantone Ticino non fa eccezioni. Tuttavia ,  avrebbe dovuto essere   proprio l’esistenza da lunga data di un federalismo istituzionale sul territorio ticinese a   favorire  un dibattito ed un approfondimento di questo tema. Chiediamo : perché questo in realtà non è avvenuto ?  Perché il governo cantonale non è mai stato in grado di tematizzare questo problema e di affrontarlo con proposte pianificatorie concrete in grado di offrire soluzioni capaci di invertire la tendenza alla marginalizzazione delle aree “periferiche” ?   ( salvo che si voglia definire tali i principi generalissimi su cui abbiamo fondato il Piano Direttore ) ? E ancora: perché, di fronte alla decisione federale di sostituire la LIM con un’altra strategia di aiuti alle regioni periferiche, da noi abbiamo aspettato due anni  per  metterla in pratica ? Ma , soprattutto,  perché non vi è stato alcun invito a dibattere pubblicamente su questo tema  ? Perché , dopo due anni,  ci si è preoccupati solo di creare uno scheletro organizzativo  per gli Enti regionali di sviluppo, costruendo statuti  con regole che non prevedono il coinvolgimento dei cittadini attivi ?  E per quali motivi ci si è invece affrettati a cooptare all’interno degli ERS i soliti  notabili locali, riducendo poi la discussione essenziale a sapere quanti rappresentanti doveva avere ogni singola regione in questi organismi ? E ancora: quale sarà il limite reale di autonomia di questi Enti ?

Sappiamo tutti per esperienza quanto  poco in una campagna elettorale da noi ci preoccupi di far discutere realmente la cittadinanza sui problemi reali. La preoccupazione principale dei candidati al Parlamento rimane sovente quella della conta dei voti possibili a proprio favore, ed a questo fine spesso meglio vale una buona campagna pubblicitaria ( per costruire la “giusta immagine” )  di qualsiasi invito alla discussione. L’attuale campagna elettorale non sembra proprio faccia eccezione. Malgrado questo sono però convinto ( come Germano Mattei ) che utilizzare una campagna elettorale per porre un problema ai cittadini, dando inizio ad un lavoro di analisi e discussione attraverso incontri pubblici da continuare quando la campagna elettorale sarà finita, sia una delle poche occasioni istituzionali che ci restano per mantenere aperto il tema  di cui parliamo. Lei sarebbe disponibile in futuro a dar seguito concreto a questa discussione anche con confronti pubblici ed a proporre  finanziamenti concreti  a gruppi di studio per un approfondimento del tema ?

 

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Guardiamo alle cifre delle spese pubbliche dello Stato del Cantone Ticino 1.

Diamo inizio da oggi alla pubblicazione / visualizzazione di alcuni dati finanziari che sono visibili nel sito del Cantone ( www.ti.ch ), relativi : 

1) alla ripartizione di entrate / uscite  fra i vari Dipartimenti dell’Amministrazione cantonale

2) alla ripartizione tra entrate e uscite nella costruzione, manutenzione e conservazione delle strade ( nazionali e cantonali ) nelle cifre del DIPARTIMENTO DEL TERRITORIO.

Abbiamo cercato di trovare in rete  un bilancio economico complessivo  dello Stato cantonale con il quale paragonare i vari settori di spesa. Ci siamo dovuti arrendere all’evidenza : così come le cifre sono esposte ( per dipartimenti e categorie di spese ), risulta praticamente impossibile riassumere un bilancio complessivo, che ci dica esattamente dove e quanto ha speso ed investito il Cantone, e soprattutto se dobbiamo parlare di anno economico  in attivo o passivo, come si dovrebbe poter fare per qualsiasi impresa commerciale.
 Per poter  fare  queste comparazioni bisogna ricomporre le cifre esposte, e questo richiede un lavoro complesso e lungo.
Il nostro obiettivo era individuare la ripartizione degli investimenti tra regioni urbane e regioni periferiche, nei diversi settori, proprio per poter valutare quanto , come e perché le regioni periferiche e di montagna siano concretamente svantaggiate, a causa di un uso squilibrato delle risorse pubbliche, oltre che per una serie di fattori oggettivi penalizzanti.
 
Questo lavoro sarà lungo, e molti dati indispensabili  per poterlo svolgere non sono in effetti  disponibili. Vedremo quindi  di chiedere man mano che determinate informazioni mancanti ci siano messe a disposizione. 
 
 Abbiamo  deciso di cominciare con una valutazione degli investimenti sulla rete viaria ( strade nazionali e cantonali ), cominciando dai dati numerici esposti nel Consuntivo 2010 del Cantone.
 
Tutti sappiamo che per le strade si spendono tanti soldi ma pochissimi sanno dove vengono spesi ( rispetto alle diverse regioni ) e soprattutto mal si conosce la ripartizione tra le spese per le strade nazionali ( finanziate dalla Confederazione ) e quelle cantonali.
La nostra domanda qui è : esiste la possibilità di investire diversamentei i soldi spesi, spostandone una parte su nuove infrastrutture nelle regioni di montagna e periferiche ?
 
La prima serie di dati la trovate qui. : 
 
 

Il nostro intervento a Olivone. Una proposta per iniziare.

Il pomeriggio di studio , organizzato da Montagna viva (arch.  Germano Mattei – vedi il programma nel post precedente), di domenica 3 aprile a Olivone , ha posto sul tappeto diverse problematiche relative alle aree periferiche , mettendo al centro l’attenzione alle possibili soluzioni a proposito dei cosiddetti “rustici”. La discussione è stata moderata da Antonio Pelli cui vanno i nostri ringraziamenti.

Da parte nostra abbiamo presentato la relazione che trovate qui nella sua forma integrale.

a) Introduzione  e premesse  Dati presentati alla conferenza di Olivone del 3 aprile 2011

b)     Testo dell’intervento a Olivone :  Quali temi dobbiamo affrontare in modo prioritario ?    Chi deve farlo ?

 

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